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2026 A 50 anni dal terremoto del Friuli: Un solo minuto - Associazione Nazionale Alpini Sezione di Conegliano

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2026 A 50 anni dal terremoto del Friuli: Un solo minuto

Attività > Attività 2026
50 ANNI DAL TERREMOTO IN FRIULI
UN SOLO MINUTO
Fiamme Verdi Luglio 2026 di Romeo Michele Tomassetti - Flavia Virilli

Dove fino a poco prima vi era la disciplina ordinaria del servizio, ora c’erano giovani militari sepolti, morti, superstiti chiamati senza sosta a soccorrere: cercare, scavare, chiamare.

Il Friuli, la sera del 6 maggio 1976, si trovò a dover affrontare una vulnerabilità ignota e fu messo di fronte a una delle prove più dure della sua storia. Nella caserma Goi-Pantanali di Gemona, i militari rientravano dall’addestramento. Erano giovani di leva, ventenni affidati per un tratto della loro vita all’Esercito, con la stanchezza della giornata addosso e l’inconsapevole
fiducia di chi non ha ancora visto la vita nel suo volto più severo.

Poi venne l’Orcolat: un solo minuto. La scossa non abbatté soltanto edifici. In pochi istanti incrinò esistenze e l’ordine elementare di una comunità, la certezza assoluta della terra sotto i piedi. Le palazzine che ospitavano le camerate crollarono e quel presidio militare ebbe lo stesso destino della città. Dove fino a poco prima vi era la disciplina ordinaria del servizio, ora c’erano giovani militari sepolti, morti, superstiti chiamati senza sosta a soccorrere: cercare, scavare, chiamare.

In certi eventi non ci si salva “per se stessi”, ci si salva perché un compagno, sotto un muro caduto, attende ancora una voce.
I sopravvissuti si misero all’opera con i mezzi che avevano, prima che l’emergenza trovasse un nome e un dispositivo militare pienamente operativo. Il coraggio non fu assenza di paura. Fu autodisciplina. Dentro quella notte, il Capitano d’ispezione Mario Massimi, del “Conegliano”, insieme agli Ufficiali e ai Sottufficiali presenti, comprese ciò che il comando impone quando tutto si frantuma e resta soltanto la “responsabilità”. Aveva davanti una caserma sconvolta, morti tra i suoi ragazzi, lo smarrimento di chi aveva visto crollare il mondo che conosceva. Eppure, d’iniziativa, pur coinvolto nei soccorsi in caserma, diede corpo al “senso dello stato”, radunando due squadre di circa cinquanta uomini ciascuna per soccorrere la popolazione di Gemona. Non fu soltanto un atto generoso. Fu una decisione militare e morale. L’Esercito, pur provato, uscì verso la gente e la gente accorse in caserma con i propri morti e feriti.

La porta carraia si spalancò.
Qui sta il punto che ancora ci riguarda. Uomini che avevano perduto i loro commilitoni si prodigarono per i cittadini da mettere in salvo. La disciplina fu prontezza, necessità di (ri)dare un ordine al caos.

Da quella notte la Goi-Pantanali cambiò funzione e significato. Da luogo della sciagura divenne punto di raccolta, accampamento, comando operativo, centro di soccorso. In quella funzione si legge qualcosa che supera Gemona e il Friuli. Una Nazione colpita comprese che la catastrofe non è solo evento naturale, ma prova per lo Stato intero. Le catastrofi non si affrontano con la sola generosità, per quanto nitida. Chiedono preparazione, procedure, mezzi e sistemi, responsabilità pubblica e una massa critica di personale in grado di mettere in atto tutto questo. Alla Goi-Pantanali si realizzò che la solidarietà, se vuole essere davvero salvifica, si deve trasformare in organizzazione. Senza temere di perdere l’umanità, ma rendendola efficace. Era il mantra del Commissario Straordinario per il Governo On. Giuseppe Zamberletti e funzionò. Per Conegliano questa memoria ha un accento particolare. Alla Goi-Pantanali erano presenti molti militari di leva legati a questo territorio e alla vicina Treviso. Anche il numero dei caduti ha alimentato, da allora, una sensibilità profonda. Per questo dalle due Sezioni è sempre stato forte l’afflusso alle commemorazioni. Per ricordare e per riconoscersi, perché certi nomi non appartengono solo al passato.

A cinquant’anni dal terremoto, la Goi-Pantanali non è soltanto un luogo della memoria Alpina.
È Sacrario in cui dolore privato, disciplina militare e responsabilità nazionale si intrecciano.

Il dovere non cancellò il dolore.
Gli diede però un senso, un indirizzo, una rinnovata consapevolezza del significato di protezione civile. Così, ogni volta che i loro nomi sono pronunciati, la Goi-Pantanali, in un solo minuto, sottrae all’oblio, per tutti noi, quei ragazzi andati avanti troppo presto.

Soccorsi Goi-Pantanali


Palazzine Conegliano


Palazzine Conegliano e Udine

Per le fotografie: Credits: Claudio Grossi, Artigliere da montagna del Gruppo “Conegliano” nel 1976.
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