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2025 Falzè: Cento anni del Monumento ai Caduti - Associazione Nazionale Alpini Sezione di Conegliano

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2025 Falzè: Cento anni del Monumento ai Caduti

Attività
GRUPPO FALZÈ DI PIAVE
CENTO ANNI DEL MONUMENTO AI CADUTI
Fiamme Verdi Dicembre 2025 di Claudio Breda

Un profondo ricordo ed una grande festa è esplosa in paese  nelle  giornate  del 20, 21 e 22 settembre 2025. Una sentita partecipazione di popolo ad evocare la memoria e la storia che il monumento vuol continuare a significare. Una festa condivisa dall'Amministrazione Comunale di Sernaglia della Battaglia, dall'intera Sezione Alpini di Conegliano, dalle varie Associazioni combattentistiche e d'arma e dalle Associazioni del paese con i loro rappresentanti, un grazie a tutti.
Una perfetta organizzazione alla presentazione del libro “Falzè di Piave – 100 anni del monumento - la Piave – i Caduti – i combattenti”, nella serata del 20, ha aperto le celebrazioni. Questo è un libro che sarebbe opportuno leggere per comprendere il significato e il senso dell'opera del prof. Giovanni Possamai. Il salone “Papa Luciani” era strapieno, un segno evidente dell'interesse della popolazione, commossa anche per come è stato presentato da Marco Zabotti, dall'autore Claudio Breda, dai lettori e dai Cantori da Filò.
La giornata del 21 è iniziata con la sfilata lungo le vie del paese, che erano predisposte con una visibile presenza di bandiere già da molti giorni, accompagnata dalla Fanfara Alpina di Conegliano ed è continuata con la sosta al monumento delle Vittime Civili. La Santa Messa è stata officiata da don Luca Modolo che ha commentato il
valore di queste giornate.
Quindi la cerimonia davanti al Monumento ai Caduti, ricordati tutti in ordine cronologico della loro morte. La presenza del sindaco dei ragazzi, Bianca Filippi, che ha letto una memoria condivisa, e dei bambini della scuola elementare che hanno cantato “il Piave” accompagnati dalla fanfara sono segni evidenti di speranza nel futuro.
I saluti del capogruppo Dino D'Agostin, il significato del monumento come simbolo di pace,  richiamato  nel  discorso del sindaco Mirco Villanova, i saluti e ringraziamenti del nostro Presidente  Francesco  Botteon, lo scoprimento e la benedizione della targa commemorativa del centenario hanno concluso la parte ufficiale della giornata. Erano presenti alla cerimonia il sindaco di Farra di Soligo Mattia Perencin, i rappresentanti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ed in particolare il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Treviso Col. Massimo Ribaudo e il nostro compaesano Col. Pierantonio Breda che ringraziamo.
Abbiamo visto con gioia il centenario alpino Tarcisio Liberale Breda che quando fu inaugurato il  monumento  aveva  9  mesi. La giornata si è conclusa con abbondante rancio e lieti canti nella nostra sede. Ai Gruppi è stato consegnato il libro che ricorda i 100 anni del monumento per fare memoria della giornata trascorsa.
Nella serata del 22 settembre, memoria di San Maurizio patrono degli Alpini, ancora grande partecipazione del Consiglio e dei Gruppi della nostra Sezione alla Santa Messa, celebrata dal nostro Cappellano Sezionale don Stefano Sitta che ha illustrato i valori del Santo, martirizzato per aver scelto i valori della fede nel nostro Dio, piuttosto che a un imperatore che voleva essere un dio lui stesso. Il tutto si è concluso poi nella sede degli alpini con abbondanti libagioni.

IL MONUMENTO E IL SUO SIGNIFICATO

Fiamme Verdi Dicembre 2025 di Gino Ceccherini

Nel centro di Falzè di Piave, frazione del Comune di Sernaglia della Battaglia, si erge il monumento intitolato “Tre arditi all'assalto”, noto anche come monumento agli Arditi o “Caimani del Piave”. L'opera fu realizzata dallo scultore Giovanni Possamai (1890-1946) e inaugurata nel 1925. Il monumento raffigura a grandezza naturale tre Arditi in pieno slancio, nell'atto dell'assalto: uno con pugnale tra i denti, uno con il moschetto '91 in mano, uno che lancia una bomba a mano.
La scena commemora l'episodio dell'attraversamento del Piave compiuto da un gruppo del LXXII Reparto d'Assalto il 27 ottobre 1918, azione che gli Austriaci definirono con l'epiteto “Caimani del Piave”. Il basamento è costituito da rocce che evocano un tratto roccioso del Montello, da cui gli Arditi sembrano “saltare” per conquistare la riva sinistra del fiume. L'opera misura circa 5,40 m di altezza e 5,75 m di larghezza.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, la lastra con i nomi dei caduti fu modificata per includere anche le vittime del conflitto 1940- 1945.
Secondo le fonti del Catalogo Nazionale dei Beni Culturali, l'idea di erigere un monumento in memoria degli Arditi nacque già nei primi anni ‘20, grazie alla volontà della comunità locale. Il parroco don Angelo Piai promosse la raccolta fondi tramite pesche di beneficenza, offerte, il contributo del Mini- stero (Presidenza del Consiglio) e del Comune. La posa della prima pietra avvenne il 24 maggio 1925, mentre l'inaugurazione ufficiale fu celebrata il 27 settembre 1925. Nel 2017 venne avviato un importante restauro conservativo dell'opera: il monumento fu sottoposto a trattamenti di protezione delle sculture, al consolidamento del basamento ed al riassetto delle parti danneggiate. Durante i lavori si scoprì che alcune parti della scultura erano realizzate in ottone e non in bronzo, come inizialmente si era supposto.
Il monumento rappresenta uno dei simboli militari più evocativi della zona del Piave e della memoria della Grande Guerra. Attraverso la figura degli Arditi, mette in rilievo il coraggio, il gesto eroico, la solidarietà tra commilitoni e il tema del sacrificio. La scena che ritrae l'assalto rende vivo il legame tra arte e storia locale: non una mera commemorazione, ma un “racconto plastico” di una pagina decisiva del conflitto. Giovanni Possamai, già noto per numerose opere commemorative in Veneto, ha saputo con questa scultura coniugare la forza del dinamismo con l'intensità emotiva. La composizione delle figure, la tensione muscolare, l'attimo sospeso rendono l'opera suggestiva, quasi narrativa. Il contrasto fra il basamento “roccioso” e le figure in “movimento” contribuisce a un effetto visivo potente e simbolico, valorizzando la “scalata” verso il Piave come metafora di resistenza e determinazione.
Un monumento come questo svolge più ruoli: non solo ricorda i Caduti, ma diventa strumento per l'educazione civica, locale e nazionale. Le celebrazioni del centenario permettono alle nuove generazioni di riscoprire la storia del territorio, il significato profondo delle guerre, il valore della pace e del ricordo. Promuovere iniziative collaterali (visite guidate, pubblicazioni didattiche, coinvolgimento delle scuole) è un modo per dare vita alla memoria e renderla attiva nel presente.
DISCORSO DEL SINDACO DI SERNAGLIA DELLA BATTAGLIA MIRCO VILLANOVA
in occasione del centenario del monumento “Tre arditi all’assalto” di Falzè di Piave, 22.09.2025

Oggi siamo qui davanti a questo monumento che da cento anni custodisce la memoria e ci ammonisce. Siamo qui a parlare di pace. Ma lasciatemi dire con chiarezza: oggi la parola “pace” scorre sulle nostre labbra troppo facilmente. La ripetiamo nelle cerimonie, la invochiamo nei discorsi, la scriviamo sui manifesti. E intanto il mondo brucia: guerre che distruggono popoli, famiglie spezzate, innocenti in fuga. Commemoriamo chi ha conquistato la pace con il sacrificio della vita, e intanto accettiamo che il mondo continui a sanguinare.
Non siamo forse ipocriti? Non siamo forse superficiali se celebriamo la pace come memoria, ma non la viviamo come compito quotidiano?
Perché la pace non si tradisce solo con le armi. La pace si tradisce anche qui, tra di noi, nella vita di tutti i giorni. Quando una polemica diventa rancore, quando un dissenso diventa sospetto, quando l'invidia divora i rapporti, quando la gelosia divide famiglie, quando il pettegolezzo ferisce più di una lama. Non servono fucili per distruggere una comunità: bastano le parole, l'indifferenza, l'egoismo.
I nostri padri hanno conosciuto miseria e paura. Hanno pianto, han- no lottato, hanno ricostruito. E noi, loro eredi, che cosa facciamo della loro eredità? Ci dividiamo per piccole questioni, ci consumiamo in polemiche, alimentiamo rancori? È così che onoriamo chi ha dato la vita per noi? Questo monumento ci ammoni-
sce: la pace non cresce con i discorsi, non si custodisce con i riti di un giorno. La pace vive solo se diventa responsabilità, se entra nelle nostre scelte, se cambia i nostri rapporti.
E allora vi chiedo: come possiamo guardare in volto quegli uomini scolpiti nello slancio, se non sappiamo rinunciare a un rancore, a una polemica, a una rivalità? Come possiamo commemorare i Caduti, se non siamo capaci di vivere senza guerre di con- dominio, senza liti per un parcheggio, senza battaglie per un confine?
Eppure c'è speranza. Se loro han- no saputo donare la vita per costruire pace, anche noi possiamo scegliere ogni giorno di costruirla nelle nostre case, nelle scuole, nella comunità. Possiamo trasformare le piccole fratture in dialogo, i rancori in riconciliazione, le divergenze in collaborazione. Possiamo trasformare la memoria in vita, il ricordo in responsabilità, il sacrificio dei Caduti in forza che ci guida.
Non lasciamo che questo monumento diventi pietra muta. Lasciamo che sia voce che provoca, ferita che punge, memoria che diventa scelta. Non celebriamo la pace se non siamo disposti a costruirla. Non ricordiamo i sacrifici di ieri se non trasformiamo le nostre relazioni di oggi.
Onoriamo davvero i nostri Caduti scegliendo di vivere nella pace, nel rispetto, nella responsabilità reciproca. Così la loro memoria diventa futuro, e il loro sacrificio diventa vita che fiorisce ancora tra noi.

FALZÈ DI PIAVE
100 anni del monumento
LA PIAVE - I CADUTI I COMBATTENTI
Fiamme Verdi Dicembre 2025 di Celeste Granziera

Ci sono luoghi che parlano anche quando tacciono. Luoghi che, pur nel silenzio della pietra, raccontano di storie, di sacrificio, di dolore e di speranza”. Queste parole del sindaco di Sernaglia della Battaglia Mirco Villanova, riportate nella premessa al libro, sintetizzano il valore morale contenuto nel libro dell'alpino Claudio Breda. Claudio, in occasione del centenario della realizzazione del monumento presente nella piazza di Falzè di Piave, ha voluto soffermarsi non solo nella celebrazione delle gesta dei soldati che con slancio eroico hanno superato le sponde della Piave per liberare le terre occupate dall'esercito nemico, ma, soprattutto, ricordare i Caduti, i combattenti che le due guerre le hanno dovute fare, i loro genitori, le mamme e le famiglie che hanno vissuto quei tragici momenti storici.
Con una ricerca precisa e puntuale Claudio Breda ricostruisce la mappa del territorio, il contesto sociale e le famiglie più rappresentative. Riporta la testimonianza del parroco don Pietro Dal Vecchio che descrive l'arrivo delle truppe austriache e la tragica realtà della guerra tra le due sponde della Piave in cui la popolazione rimasta era anche vittima dei bombardamenti dell'esercito italiano schierato nell'altra sponda del fiume.
Descrive la triste sorte della popolazione costretta al profugato, prima nei paesi più vicini e poi in quelli più lontani. Non poteva mancare un deferente ricordo nei confronti dei Caduti in combattimento e, sull'altra sponda, le persone che perirono a causa della carestia che ha caratterizzato la zona del Quartier del Piave in quel tragico periodo. La fine delle ostilità segnò anche il rientro delle famiglie ed il ritorno dei soldati con tutte le difficoltà indotte dalle vicende precedenti e le speranze per un futuro migliore. Gli anni della ripresa vengono interrotti dallo scoppio della seconda guerra mondiale con le conseguenti tragedie di Caduti e situazioni angosciose per le famiglie. Passato anche questo momento, la ripresa si prospetta difficile con il conseguente fenomeno della migrazione.
L'impegno di Claudio Breda è quello di “fare memoria” perché la ricostruzione e la sua valorizzazione assume una grande valenza culturale, educativa e di grande senso civico, fondamentale per il mantenimento delle “radici” ed elemento aggregante di ogni comunità.

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