7° ALPINI


Febbraio 1966

STORIA DEL 7° ALPINI

IL «SETTIMO D’AFRICA»

inizio
(16a puntata della storia del 7° Alpini)

Nelle precedenti puntate abbiamo avuto modo di rievocare l’attività del 7° fino alla conclusione della Grande Guerra e l’apporto dato dal Battaglione «Feltre» nelle dure operazioni svoltesi in Albania fino al giugno del 1920.
All’epoca della citata campagna albanese il 7° si trovava, come si è detto, parte in terra schipetara (il battaglione «Feltre» col Ten. Col. Nasci e il comandante del reggimento Col. Giuseppe Rambaldi il quale era a capo del XVI Gruppo comprendente anche i battaglioni «Fenestrelle» e «Dronero») e gli altri battaglioni permanenti ancora in patria.
Il Col. Giuseppe Ferrari giunse al 7° il 13 novembre 1919 e tenne il comando fino al 16 giugno del successivo anno quando iniziarono i comandi interinali del Col. Olivo Sala (17 gennaio - 20 luglio 1920) e del Col. Albino Gervasoni dal luglio all’ottobre 1920 quando il 7° completò la propria smobilitazione sussistendo soltanto con il battaglione «Feltre» che dal luglio del successivo anno, e fino al 26 ottobre 1926, passò a far parte del 9° Reggimento.
Il «Settimo» andò quindi «in congedo illimitato» fino al 9 ottobre 1926 quando il Col. Carlo Sassi ne assunse il comando per tenerlo fino al 6 maggio 1927 quando gli succedette il Col. Isidoro Rovero al quale seguì, dal 4 gennaio al 14 dicembre 1928, il Col. Gustavo Pesenti, e poi - fino al 16 dicembre 1931 - il Col. Carlo Vecchiarelli; il Col. Vincenzo Paolini tenne il comando del reggimento dalla predetta data fino al 30 settembre 1934 e il Col. Pietro Zaglio dall’1 ottobre 1934 al 30 aprile 1935.
Dopo le pause di «congedo» e di ripristinata attività «pacifica», il Settimo venne affidato dal 15 maggio 1935 al Col. Emilio Battisti. Un «Settimo» tutto particolare in quanto, mentre i battaglioni «Belluno» e «Pieve di Cadore» vennero destinati a formare il 12° nuovo Reggimento Alpini, il «Settimo speciale» - con destinazione Africa Orientale - era costituito dal vecchio e glorioso «Feltre», dal «Pieve di Teco» del 1° Alpini e dall’«Exilles» del 3° Reggimento.
Partito da Belluno il 4 gennaio 1936, il «Settimo d’Africa» giunse il giorno successivo a Napoli ove s’imbarcò sul «Conte Grande» arrivando a Massaua il 12 gennaio per inoltrarsi il giorno dopo a Decameré.
Successive tappe furono: Edaga Robò fino al 21 gennaio, Enda Mariam (32 chilometri di marcia notturna); poi, attraverso Hauzien e Ugorò, il Settimo si accampò a Ciptà, sulla direttrice che conduce a Macallé.

SEMPRE PRESENTE
IL BTG. «FELTRE»

Il «Feltre», che dopo il triplice periodo di comando di Gabriele Nasci - conclusosi alla fine del 1923 - aveva avuto a successivi comandanti Rossi, De Cia, Manfredi, Masini e Cesarini (nomi che ricordiamo perchè chi fu del «Feltre» in quegli anni li scorrerà volentieri) era comandato, dal marzo del 1935 dal Magg. Vittorio Emanuele Bollati che ora si trovava in Africa con i suoi baldi quasi tutti della classe 1914.
Alla grande battaglia dell’Endertà, il «Feltre» fu inizialmente di rincalzo ma già il successivo giorno (13 febbraio) gli venne assegnato lo sperone di Enda Gaber portandosi poi ancor più sotto all’Amba Aradam.
Dopo una serie di efficaci tiri della 24° batteria del Gruppo «Belluno», il giorno 15 gli alpini partirono all’attacco a nord-est conquistando l’amba il successivo mattino dopo essere stati bloccati dalla nebbia durante la notte.
Otto giorni di riposo, e il battaglione si porta sulle posizioni di Monte Gomolò avendo come obbiettivo l’Amba Agorà che venne raggiunta in due giorni di marce durissime attraverso la conca di Mai Esco e l’Amba Corcori.
Dopo la sosta nella zona di Plagi (1-12 marzo) il «Feltre» e gli altri reparti del «Settimo» occuparono i contrafforti oltre la piana di Alalà passando poi alla piana di Enda Chercos e il Passo Dubbar per giungere il 17 marzo alla piana di Mai Ceu e al Passo Mecan.
Il «Feltre» raggiunse una posizione intermedia tra occidente ed oriente del passo avendo a destra il battaglione «Intra» e alla sua sinistra il «Pieve di Teco»; il nemico era pronto all’attacco, con truppe numerosissime e ottimamente armate.
Il 27 marzo l’artiglieria abissina iniziò a battere le posizioni del «Feltre» continuando anche nei successivi giorni. All’alba del 31 marzo iniziò quella che venne chiamata la battaglia di Mai Ceu, forse più nota come battaglia del Lago Ascianghi.
Gli abissini si lanciarono contro i muretti eretti dagli alpini del Feltre e del Pieve di Teco ma vennero respinti; nel pomeriggio il nemico si spostò attaccando ancora e venendo nuovamente ricacciato.
L’attacco riprese il mattino successivo con altre fortissime perdite per le truppe abissine, mentre il 2 aprile passò abbastanza tranquillo. Il 3 aprile il «Feltre» si lanciò verso Passo Ezbà notevolmente difeso, ponendo definitivamente in fuga il nemico grazie anche al generoso contributo dell’Exilles.
Sepolti i propri caduti, tutto il Settimo riprese la marcia verso Passo Agumbertà e il Lago Ascianghi - unitamente agli altri reparti avanzanti - mentre la guerra volgeva al termine.
Il «Feltre» ha poi contribuito a completare l’occupazione marciando dal 18 al 31 maggio verso Dessié, effettuando lavori stradali e di scorta (talvolta 150 chilometri a piedi) e presenziando poi, tra ottobre e novembre, a Addis Abeba. Il 23 novembre il battaglione fu a Lekemti per eseguire lavori stradali, fermandosi a Tibbé a fine anno.
Il 23 marzo 1937 il «Feltre » ritornò a Addis Abeba per portarsi poi a Massaua dove il 5 aprile s’imbarcò per il glorioso ritorno in patria.
E’ necessario ora premettere che, alla fine del 1935, venne formato a Feltre il «VII Battaglione Complementi» destinato all’ Africa ove giunse il 20 gennaio 1936 per unirsi al «Settimo d’Africa».
IL PRESTIGIOSO BTG. «UORK AMBA»
Il giovane battaglione arrivò in febbraio ai piedi dell’Amba Uork - il cui nome significa «montagna d’oro» - costituita da un massiccio formato da due vette unite da un breve avvallamento.
Mentre l’occupazione della vetta nord - ritenuta non presidiata - venne assegnata a un reparto di camicie nere della «28 ottobre », la conquista della vetta sud - sovrastante il Passo Uarieu e fortemente tenuta dagli abissini - venne affidata al battaglione alpino dei complementi.
Il capomanipolo Polo delle CC. NN. trovò alla vetta nord alcune sentinelle e molti abissini addormentati che vennero posti fuori combattimento mentre si stavano svegliando; altri fuggirono recando l’allarme nelle proprie retrovie.
Per l’azione sulla vetta occidentale era stato incaricato il ten. Gustavo Rambaldi (figlio del comandante del 7° durante la prima guerra mondiale) assai noto per la sua perizia di rocciatore.
Partito nella notte sul 27 febbraio, con 30 alpini, quindici ascari, due trasmettitori e tre mitragliatrici leggere, Rambaldi avrebbe dovuto ricevere l’appoggio di un plotone comandato dal Ten. Reatto e che doveva portarsi sul primo gradino dell’Amba.
Il Ten. Rambaldi superò i difficili due chilometri che distavano dalla base del monte, ma si accorse che il plotone di Reatto - destinato a tamponare la forcella - non era riuscito a mantenersi in contatto: dopo un’ora d’inutili ricerche, iniziò ugualmente la salita lunga e difficile dovendo rinunciare anche all’apporto degli ascari i quali non riuscivano a seguirlo.
Giunto con i suoi trenta alpini al ciglio del ripiano terminale dell’amba, Rambaldi constatò che il ritardo era ormai grave da compromettere decisamente l’azione in quanto l’alba era ormai vicina. Ordinò l’assalto ma la difesa nemica era troppo facile ed accanita.
Due delle tre mitragliatrici si erano inceppate e i rinforzi inviati dal battaglione, al comando del S.Ten. Costa, vennero bloccati dagli abissini ormai in fase di accerchiamento dell’Amba.
Gli altri reparti del battaglione combattevano intanto alla base dell’amba e, anche se non fu in quell’occasione possibile l’occupazione totale della «montagna d’oro», l’azione di Rambaldi e dei suoi pochi alpini valse a favorire l’occupazione della punta nord, a tenere sotto il fuoco il colletto interposto tra le due cime e a tenere impegnate notevoli forze avversarie.
Fu proprio a ricordo di questa impresa effettuata dall’Uork Amba durante la battaglia del Tembien che gli alpini vollero che il VII Battaglione Complementi ne assumesse il nome; e ciò si deve soprattutto al comandante Magg. Tommaso Risi - succeduto al Ten. Col. Ferdinando Casa - per cui la nuova denominazione di Battaglione «Uork Amba» ebbe effetto dal 15 marzo 1936 ma con «anzianità» dal dicembre 1935.
Al Magg. Bisi succedette dal 12 maggio 1936 il Ten. Col. Giuseppe Decio col quale il battaglione si portò al Passo Mecan di rincalzo alle altre truppe - tra le quali il resto del 7° - ed infine a Dessié e Addis Abeba.
Al lago Dadi il battaglione Uork Amba costruì vari fortini e assunse la protezione dei lavoratori impegnati a costruire la nuova strada da Dessié a Addis Abeba.
A Feltre si era intanto costituito un nuovo Battaglione Complementi che, al comando del Magg. Biasutti, giunse in Africa il 15 gennaio 1937 fondendosi coll’«Uork Amba» che nel Magg. Biasutti ebbe il nuovo comandante fino al 27 marzo quando, dopo pochi giorni di comando interinale del Ten. Col. Andreini, venne affidato al Magg. Gennaro Sera il famoso Alpino del Polo Nord.
L’«Uork Amba» fu poi impegnato contro i ribelli a Gheddò (sulla strada di Lekemti), a tenere saldamente il Monte Amara e - tra ottobre e dicembre del 1938 - in veri combattimenti a Mosovic, lungo il torrente Alakek, a Teclé Mariam, a Ghersa Agher, a Mieti e a Gheram Bebit; gli atti di eroismo, dimostrati anche in questo prolungamento della guerra dagli appartenenti all’«Uork Amba», furono numerosi e tra essi va ricordato quello dell’alpino Giuseppe Sidoli il cui estremo sacrificio meritò la medaglia d’oro al valore militare.
Altre due medaglie d’oro erano state conferite alla memoria del tenente Efrem Reatto e del sottotenente Antonio Ciccirello per i fatti del 27 febbraio 1936 all’Amba Uork.
Tre medaglie d’oro del Btg. «Uork Amba»: tutte quelle assegnate ai componenti del Settimo durante la guerra d’Etiopia e le operazioni di grande polizia coloniale in Africa Orientale. Lo stesso Battaglione venne decorato di medaglia di bronzo al valore militare con la seguente motivazione:
« Conquistava, e con tenacia manteneva importante posizione sui fianco di un’amba infrangendo ripetuti assalti di soverchianti forze nemiche, mentre i suoi reparti di scalatori raggiungevano l’impervia cima dell’amba stessa, dopo una giornata di sforzi ammirevoli, in bella emulazione con un nucleo di CC.NN. e di Ascari. Amba Uork, 27 febbraio 1936 ».
Il Maggiore Sora aveva lasciato l’«Uork Amba» nel dicembre del 1937 e il comando del già glorioso battaglione venne assunto dapprima dal Cap. Luigi Macchia (fino al
febbraio del 1938) e poi dal Cap. Antonio Perrazza (fino al maggio dello stesso anno), per ritornare poi a Macchia (divenuto maggiore) fino al maggio del 1939.
Comandato dal Cap. Giuseppe Guerini dal maggio al giugno 1939 e dal Ten. Col. Luigi Viglieri fino al novembre dello stesso anno, il Battaglione Uork Amba venne dal novembre 1939 affidato al Magg. (poi ten. Col.) Luigi Peluselli col quale doveva presto iniziare un nuovo periodo di lotte durissime ma ugualmente gloriose.

(continua)