PROTEZIONE CIVILE


2020

Grande cuore alpino

Gli alpini di Conegliano hanno lavorato per quasi 5mila ore durante l’emergenza Covid
Sono state ben 832 le presenze sul campo dei 120 volontari di Conegliano, che si sono distinti per solidarietà e tenacia.

Anche da parte di Gino Dorigo, Presidente della Sezione Alpini di Conegliano, sono giunti complimenti per i volontari che ancora una volta, con il loro operoso volontariato alpino e la generosa disponibilità e sensibilità, hanno saputo distinguersi.

Alpini in trincea
Come tante altre volte è capitato al nucleo di Protezione civile della Sezione Ana di Conegliano: sui fronti dei terremoti, delle alluvioni e, più recentemente, della tempesta “Vaia” fra le valli e i monti del Bellunese. “Ma l’esperienza vissuta in questi 4 mesi di epidemia del Covid 19 – racconta il coordinatore Claudio Lucchet – è stata unica. Unica perché un’epidemia di questo tipo era inimmaginabile e unica perché siamo intervenuti a tragedia in corso e non a tragedia già consumata come in occasione di calamità naturali”.
Ben 120 volontari divisi in 8 squadre (tante quanti sono i Comuni dell’area, convenzionati): questa la forza messa in campo dalla Protezione civile dell’Ana coneglianese; con gli specialisti di radiocomunicazioni Tlc e con i piloti dei droni. Dai primi giorni di febbraio, con l’intervento all’aeroporto di Orio al Serio per i controlli sanitari dei passeggeri, ai servizi di questi ultimi giorni, le presenze dei volontari sul campo sono state 832 per un totale di 4932 ore lavorate. Con il segretario (Gianni Fasolo), i capisquadra (Italo Santin, Oliviero Chiesurin, Fedele Foltran, Massimo Sanson, Roberto Stradiotto, Marsilio Rusalen, Paolo Roncolato) e un vice (Roberto De Paoli) in prima linea.
“Una delle esperienze che più ci ha coinvolto – spiega ancora Lucchet – è stato l’incarico di rimettere a nuovo l’ex ospedale Guicciardini di Valdobbiadene. Qui abbiamo iniziato il 14 marzo togliendo tutta la vecchia mobilia per poi passare al lavaggio dei muri, dei vetri, dei pavimenti. I nostri uomini erano 55 e in 5 giorni di lavoro dei nuclei delle 4 sezioni trevigiane tutto era pronto per ricevere pazienti”.
Ma non meno impegnativo è stato il capillare lavoro di distribuzione di mascherine alla popolazione: oltre 81mila pezzi consegnati casa per casa. E poi il controllo del territorio in collaborazione con le Forze dell’ordine; la consegna dei pasti a domicilio; la consegna di materiale scolastico; la gestione dell’afflusso della gente al Centro prelievi di Soligo, al distretto sanitario di Pieve di Soligo, ai mercati, alle piazzole ecologiche. Senza dimenticare due servizi mirati: l’installazione di un ponte radio al rifugio Posa Puner di Miane grazie agli specialisti di radiocomunicazioni del nucleo; e l’intervento con i droni per sorvegliare vie e piazze durante l’operazione di sanificazione eseguita a Conegliano dall’Esercito con il supporto della Protezione civile ANA, senza dimenticare l’intervento della squadra sanitaria a Schiavonia.
“Ora che i Comuni hanno chiuso o stanno chiudendo i Coc – conclude Lucchet – ci terrei a ringraziare di cuore i volontari per l’ennesima prova di solidarietà, tenacia e abnegazione che hanno dato. Credo che le nostre comunità possano essere fiere di loro. E c’è tanta gente, oltre agli amministratori comunali, che ce l’ha già voluto dimostrare direttamente con gesti di affetto e riconoscenza”.


Ospedale di Valdobbiadene


coordinatore capisquadra