TUTTI VIVI ALL'ASSALTO


Giugno 2003

Nikolajewka 1942

Cargnacco 26 gennaio 2003 – Conegliano 02 marzo 2003


Il Tempio di Cargnacco durante la celebrazione della Messa


Guardia d’onore della Julia al sacello del Milite Ignoto a Cargnacco

In occasione dell’assemblea ordinaria dei delegati della Sezione di Conegliano, mi è gradito salutare e ringraziare per le occasioni che mi sono state date dai Presidenti di Sezione e dagli amici Consiglieri in 5 anni di partecipazione all’attività del consiglio sezionale. Sono stati 5 anni importanti, segnati da avvenimenti, da incontri e da confronti talvolta pregnanti e talvolta anche felici che hanno avuto il pregio di farmi meditare sui significati e sui contenuti e di giungere alla conclusione che la vita merita di essere vissuta, specialmente all’interno di una associazione come la nostra.
Devo confessare che talvolta la mia fede nelle virtù alpine, è stata messa alla prova, ma ne è uscita rinforzata anche per merito degli incontri che ho avuto con molte persone chiamate a rappresentare e a indicare i valori dell’alpinità all’interno dei nostri gruppi, delle nostra sezione, ma anche dall’esterno.

Recentemente ho incontrato il Gen. Alberto Primicerj attuale comandante della Brigata Alpina Julia a Cargnacco, in occasione della commemorazione della battaglia di Nikolajewka e sono rimasto impressionato dai contenuti razionali, consapevoli e di spessore che il Generale ha presentato nel suo intervento: certamente inediti nei modi e molto apprezzati dai presenti.
Desidero proporvi alcuni passi:
“Frantumate e travolte dall’impeto delle unità corazzate sovietiche, le Divisioni italiane furono costrette a ripiegareper evitare l’annientamento.
Nikolajewka fu per le truppe italiane l’ultima battaglia della tragica campagna di Russia. Il soldato italiano in Russia combatté con grande valore ed altissimo spirito umanitario; valore riconosciuto da alleati ed avversari; spirito umanitario attestato dalle popolazioni e dimostrato soprattutto nelle fasi tragiche della ritirata.
Il tributo di sangue delle unità italiane sul fronte russo fu ingentissimo: cinque Divisioni fanteria , una Brigata di camicie nere, due Brigate alpine, Julia e Cuneense, furono completamente distrutte.
La Tridentina uscita quasi indenne dal ripiegamento si sacrificò a Nikolajewka. Oggi in questo sacrario (Cargnacco), che raccoglie le spoglie dei Caduti del C.S.I.R. e dell’A.R.M.I.R., rendiamo onore a chi si è immolato in nome del dovere, per tenere fede al giuramento prestato e per amore del proprio Paese.
Ci inchiniamo commossi davanti alle migliaia di soldati italiani che ancora riposano in tombe senza nome in terra di Russia..
Il sacrificio di tanti giovani generosi è per noi, che serviamo il Paese in armi, perpetuo monito di ammaestramento. Rinnoviamo il nostro impegno a mantenere viva la loro memoria ed a ispirarci agli ideali che li animarono fino all’estremo sacrificio.”

L’intervento del Gen. Primicerj applaudito e apprezzato da tutti i presenti nell’affollatissimo Tempio di Cargnacco, si è concluso con il ricordo di don Carlo Caneva che ha dedicato tutta la sua vita in guerra,nei campi di prigionia e successivamente nell’opera di edificazione del sacrario , al servizio dei soldati italiani travolti nella tragedia della guerra.
L’Amministrazione Comunale di Pozzuolo del Friuli, ha intitolato la piazza antistante il Tempio di Cargnacco a don Carlo Caneva.

Dopo gli interventi di altre personalità in rappresentanza della Regione F.V.G. e della Provincia di Udine, don Corrado Tombolan, Cappellano della Julia ha pronunciato l’omelia.
Parole con significati profondi e attuali che hanno inciso l’animo degli ormai pochi Reduci presenti ma anche dei molti Alpini e famigliari che riempivano il Tempio; parole pronunciate da un uomo, sacerdote e alpino che hanno strappato gli applausi dei presenti nel Tempio. Parole che ci devono indurre alla riflessione e alla realizzazione pratica dello spirito alpino..
Vi riporto il contenuto dell’omelia con la speranza che il seme cada nella terra fertile e che possa dare buoni frutti:
Venendo qui, mi è venuto da pensare come il sacrificio, la determinazione, la solidarietà, il coraggio, l’eroismo possano trasformare una tragica ritirata in una fulgida pagina di storia”.
"E’ quanto è accaduto 60 anni fa in Russia, quando gli alpini con in testa la divisione Tridentina e il generale Reverberi, uniti come un sol uomo, seppero superare le armate russe e rompere l’accerchiamento raggiungendo con Nikolajewka la libertà e la gloria. Ricordare non è solo fare memoria di un fatto, ma anche un impegno ad assumere quelle responsabilità, a far si che quell’esempio non cada nell’oblio.
Il sentimento di Patria non viene all’improvviso, non è come il raffreddore, non si acquista con un posto di lavoro, non e un optional: è coscienza di ciò che siamo stati e speranza di ciò che saremo..
Scaturisce dal senso di appartenenza a una piccola patria, la nostra terra, la nostra valle, i campi, la famiglia, le nostre tradizioni, i canti, il profumo del bosco e l’incanto della pianura, i tuoni d’un temporale, il gorgoglio d’un torrente che confluisce nella grande Patria.
E’ più che mai urgente e doveroso educare al senso di Patria fin dal momento in cui un bambino è in grado di intendere e volere per evitare quello scempio e indifferenza che notiamo da parte di alcuni giovani di fronte al Tricolore, alla nostra Bandiera, all’Inno Nazionale (che va cantato!), ai nostri reduci e caduti che hanno dato la vita, nell’assolvimento del loro dovere, per l’Italia di oggi.
E questo, non perché siamo militaristi o guerrafondai. Chi più di un militare ama la pace! Beati gli operatori di pace: ecco chi sono i militari di ieri e di oggi! Ed è quanto voi alpini fate, perché quella solidarietà che sublima ogni azione la continuate nella vita di ogni giorno, attraverso il vostro aiuto a chi a bisogno.
E quindi il ricordo di quanti dal fronte del Don non sono tornati e quella battaglia che segnò il momento più tragico d’una guerra terribile, guerra non capita, non voluta, ma che gli alpini combatterono per senso del dovere.
Sono i reduci che dovrebbero parlare non solo nelle commemorazioni ma anche nelle sezioni, nei gruppi, perché solo loro ne hanno veramente titolo.
La campagna di Russia, i primi 60 mila uomini inviati - si credeva - per poche settimane, e poi altri e altri ancora fino a diventare duecentomila.
Poi ci fu Nikolajewka, un’epopea drammatica trasformata in eroismo e in una vittoria della dignità dell’uomo anche nei momenti peggiori: e stato un grande momento di umanità. E questa battaglia aprì la strada a molti per venire a casa, a tanti altri quella prigionia dove andarono ancora a soffrire. Dei 52 mila alpini componenti il Corpo d’Armata alpino comandato dal generale Italo Gariboldi, è bene che si sappia che 33 mila furono i Caduti e i dispersi, altri diecimila furono i feriti e per i rimanenti diecimila che rientrarono in Italia non si sa come andò a finire.

Oggi ci commuoviamo per tre, quattro, cinque giovani che restano vittime degli incidenti del sabato sera. Nessuno ha ordinato a loro di::
- rientrare tardi,
- prendere sostanze che alterano la loro condizione psico-fisica, mettendo in pericolo mortale la loro e l’altrui vita.
Pensiamo ai 33 mila che non sono più tornati nelle loro case! E’ per questo che noi siamo qui: per trarre insegnamento, per non commettere più questi errori.
E’ fondamentale tenere viva e salda la memoria. Viva e salda perché senza memoria non c’è futuro!
Coloro che erano andati a fare il loro dovere perché così era previsto allora come oggi è previsto che si devono pagare le tasse (allora era previsto che si dovesse andare a fare la guerra). Ci si accorse poi che non solo erano considerati poco, ma erano considerati quasi come nemici. Di qui la continua rivendicazione del dovere compiuto che ha sempre fatto parte dello spirito e della missione.
Così ecco tante iniziative per onorare i reduci e commemorare i Caduti. Con la santa Messa, che è un momento essenziale delle nostre cerimonie, con la deposizione di una corona per onorare chi ha fatto il proprio dovere sacrificando la vita, con l’alzabandiera, nel rispetto delle autorità, del senso del dovere...
Questo bisogna far capire ai ragazzi: che ci sono anche doveri oltre ai diritti, e bisogna educarli con questi sentimenti. E’ con questi sentimenti che gli alpini sono andati neI fango ad aiutare la gente a bonificare torrenti, a ripristinare sentieri, ad intervenire nelle emergenze, ad aiutare la gente in mille e mille paesi in cui viviamo.
Ma gli alpini ci sono ancora! E’ qui la nostra forza! E perché ci sono ancora? Perché abbiamo dei pilastri: Dio, la famiglia, la Bandiera, la Patria, il senso del dovere. Viva l’Italia, viva gli alpini!

E’ terminata così tra gli applausi l’omelia di don Corrado Tombolan.

E’ con queste considerazioni che desidero rivolgere un pensiero e un augurio ai giovani Alpini chiamati dall’incalzare degli eventi e dal rispetto internazionale, a dimostrare sui fronti caldi sparsi in tutto il mondo, l’onore della nostra Bandiera e i valori delle Penne Nere con un caloroso “In bocca al lupo! Siamo con Voi!”

Un particolare augurio di buon lavoro al Presidente, ai nuovi e ai veci Consiglieri della Sezione di Conegliano.

Enzo Faidutti