RICORDO DELLA NAJA


Giugno 1981

Fine settembre 1939.
Quale allievo caporale sono di giornata alla Compagnia Comando a Tai di Cadore, nel corpo di guardia, per conoscere, in quel guazzabuglio di richiami, gli amici «veci». Il capoposto, reso goffo dalla divisa grezza ed abbondante mi stupisce per la sua capacità di aiutarmi nell’enigmistica, che fu sempre la mia passione. Meravigliato gli chiesi cosa facesse nella vita civile; mi rispose che «al presente» era un caporalmaggiore e capoposto.
La tromba di Enrico Borsoi chiama chi-è-quel-biscaro della compagnia Comando. Esco e mi viene incontro un amico di Nebbiù, che mi chiede di parlare col Prof. Vallomy. Caro te — rispondo — se non mi sai dire il grado e il reparto, con questi richiami, non ti so proprio dire niente; ma aspetta che sento il capoposto che ne saprà più di me. Chiamatolo esce e, con grande stupore, vedo che il ragazzino ossequia il caporalmaggiore che risponde con un: «Ciao Possamai, come va?».
«Bene, grazie Professore, e Voi?». Poi, accennando a me disse: «Quello è mio amico».
Tornato il buon Vallomy, gli dissi: «Come, sei professore e solo caporalmaggiore? E come mai non ti metti con la divisa più adatta?». Rispose che la vergogna non era sua ma di chi lo vestiva a quel modo.
In seguito mi sono trovato in servizio in Maggiorità, dove, dopo il Serg. Magg. Cazzoli, veniva il richiamato Serg. Travaini.
Disposizioni ministeriali hanno poi imposto ai laureati e diplomati di partecipare al corso allievi ufficiali.
Davanti alla maggiorità vedo tre zainetti e, dopo poco, escono Travaini, Vallomy e Da Rui (o nome simile).
Con la mia abituale intraprendenza li apostrofo: «Così, quando tornate devo dirvi “signor sì, signor Tenente”». Mi risponde Travaini:
«Quando torneremo saremo “pi mone de prima”».
Carissimi commilitoni che non avete mai fatto pesare sui vostri subalterni la vostra cultura e posizione sociale, ma avete saputo associarvi alla massa con i tempi che correvano.
Dopo circa trent’anni ho ritrovato i capitani Travaini e Vallomy, ma non il terzo sopracitato. Non li ho visti prima perché le nubi che c’erano all’orizzonte si sono terribilmente addensate. Gli eventi ci hanno separati, destinando ad ognuno sorti diverse, ma non certamente liete.
Un caro e sincero ricordo, che in particolare mi riporta a quei benedetti anni che non ci permettevano di renderci conto della tragicità che ci aspettava.
Fronte Occidentale e Greco-Albanese, con la «Pusteria». Jugoslavia e Russia, nella «Julia». Peripezie da non ricordare, diranno certi giovani che non sanno che la storia è maestra della vita.
Quale padre e nonno mi rivolgo proprio ai giovani, perché diano ascolto alla voce dei ricordi che passano dal vecio al bocia.
Per le «Fiamme Verdi», se questo sarà gradito, non sarà che un solo episodio, ma prometto che ce ne saranno degli altri che mi auguro che i nostri «bocia»... non possano a loro volta narrare.