Battaglione Alpini Arresto VAL CISMON

Costituito nel 1915, come battaglione della Milizia territoriale nell'ambito del 7° Rgt Alpini.
Nella prima guerra mondiale combatté in Val Cismon, Passo di Pietena, Monte Verdene, Valsugana, Col di S. Giovanni, Lagorai, Cauriol, Grappa, Soldaroli, Valderoa.
Viene sciolto nel 1919.
Ricostituito nel 1939, in seno al 7° Rgt. Alpini, prende parte alla seconda guerra mondiale sulle Alpi Occidentali.
Viene sciolto e ricostituito nel 1941, per essere inviato in Jugoslavia e Russia.
Viene risciolto l'8 settembre 1943.
Rinasce nel 1943 per il cambio di denominazione del 19° Btg Alpini d'arresto, che presidiava le opere fortificate.
Viene sciolto nel 1975
.


Agosto 1961

Quella del battaglione alpino «Val Cismon» è una storia di famiglia per noi veneti e l’occasione dataci dal raduno indetto dal nostro Gruppo di Solighetto e l’autorizzazione del Colonnello Manlio Barilli di rilevare le copiose notizie dalle sue preziose e note pubblicazioni, ci offrono la possibilità di riassumere brevemente la gloriosa epopea di questa unità alpina.
Costituendo ogni reduce una pagina della storia del battaglione, il raduno di Pieve di Soligo rappresenta una raccolta storica che renderebbe superflua la nostra descrizione scritta; e le sentiremo il 17 settembre, queste pagine parlanti del «Val Cismon», rievocare a distanza di decenni gli eroismi realizzati e i sacrifici sostenuti da due generazioni di indomiti soldati della montagna.
Quante pagine son strappate da questa storia vivente del Battaglione; molte, quasi tutte quelle rimaste recano sottolineati col sangue gli avvenimenti vissuti in tante battaglie dalle alterne fortune.
Pagine però che non sono andate perdute, nomi ed eroismi che non sono stati dimenticati, per quanti se ne siano succeduti dalla nascita del «Val Cismon» avvenuta a Feltre il 15 febbraio 1915; il nuovo battaglione è anzi figlio del «Feltre» ed è quindi comprensibile il particolare affetto di cui sempre stato oggetto.

COSTITUZIONE E PRIMO ANNO DI GUERRA
Erano quasi tutti del «Feltre» i 139 richiamati della classe 1881 che formarono le due compagnie, 264a e 265a, unitamente a 466 «gamei» di terza categoria delle classi comprese tra il 1891 il 1894, provenienti dai Distretti di Belluno, Treviso, Teramo e Chieti. Al primo comandante Magg. Quintino Ronchi succedette due mesi dopo, per poco più di un mese, il Magg, Girolamo Pezzana.
Il giorno della dichiarazione di guerra il Battaglione «Val Cismon» venne affidato al Magg. Giuseppe Rambaldi passato poi a metà agosto dell’anno successivo al comando di un reggimento di Fanteria col grado superiore.
Il 24 maggio le due compagnie del «Val Cismon», 264a e 265a, si trovavano rispettivamente a Malga Vette Grandi e a Malga Monsampiano, riunendosi al Passo della Finestra e raggiungendo i caposaldi del Monte Pavione il giorno successivo.
Quindici giorni più tardi il «Val Cismon» occupò Fiera di Primiero e Imer, appostandosi a difesa del Col degli Uccelli e di Monte Scroz.
Dopo aver occupato vari passi di montagna e svolto intensa attività di pattuglia, il battaglione conquistò il 17 settembre un posto avanzato a Col S. Giovanni, perdendo il ten. Palatini e subendo due feriti: il sottotenente Manlio Feruglio di Treviso (Medaglia d’oro nel dicembre 1917) e il suo attendente. L’occupazione di Col S. Giovanni fu completata il 18 ottobre dalla 264a compagnia, mentre la 265a subì la perdita del proprio comandante Cap. Bianchi senza poter raggiungere la meta di Monte Setole.
Il primo anno di guerra è stato particolarmente intenso per il «Val Cismon», impegnato in ricognizioni, attacchi ed azioni diverse in Valsugana; a fine dicembre il battaglione evitò un accerchiamento nel corso di un negativo attacco a Monte Carbonile.
Il 9 febbraio 1916 si verificò il combattimento di Sant’Osvaldo in occasione del quale gli austriaci vennero respinti dopo tre ore malgrado la evidente superiorità numerica; negativo fu anche lo sforzo rinnovato dagli austriaci nella notte tra l’1l e il 12 febbraio.
Inutile pure l’attacco avversario del 14 e del 15 marzo a quota 1121 nei pressi di Novaledo, mentre ebbe successo l’azione effettuata tre giorni più tardi dal «Val Cismon» sul costone di Monto Broi.
Ma il primo anno di guerra doveva finir male perchè la potente offensiva austriaca del maggio 1916 provocò l’arretramento di tutte le linee italiane; il «Va Cismon» combatté in difensiva spesso con buoni esiti e, dopo un periodo di riposo, si attestò a Forcella Magna e Col della Croce in Val Vanoi, effettuando varie azioni per alleggerire la pressione nemica nell’altipiano dei Sette Comuni.

DALLA VAL VANOI AL GRAPPA
Assieme ad una compagnia dell’84° Fanteria, la 264a del «Val Cismon» conquistò importanti posizioni il 3 luglio 1916; dieci giorni più tardi il btg. venne rinforzato con una sezione mitragliatrici Fiat-Ravelli, passando al comando del Capitano Ferruccio Pisoni che ritornò a comandare nuovamente l’unità dal 4 marzo al 30 settembe 1918 col grado di tenente colonnello, dopo periodi diversi di interinato dei capitani Angelo Eusebio, Luigi Masini e Bernardo Cabassi; quest’ultimo riassunse il comando del «Val Cismon» dall’1 ottobre 1918 fino alla fine del conflitto.
Alla ricognizione sul Col del Latte del 17 luglio 1916, le azioni dei vari reparti del «Val Cismon» si susseguirono il 22 agosto in appoggio agli attacchi del «Feltre» e del «Monte Rosa» impegnati alla Cima Cauriol e a Forcella Sadole, occupando il Campo Cupola e sostituendo poi il battaglione «Val Brenta» che era rimasto decimato nelle controffensive nemiche al Cauriol.
Dopo un tentativo del reparto esploratori contro il Piccolo Cauriol, l’attacco alla stessa posizione venne ordinato il 19 ottobre, ma dopo aver raggiunto le trincee nemiche sulla sommità, i pochi superstiti del plotone esploratori del ten. Bontadini e della 265a compagnia che aveva tentato di andare a rinforzo, dovettero rientrare a causa della superiorità numerica dell’avversario.
L’anno 1916 terminò per il «Val Cismon» con servizi di apprestamento e difesa del Monte Cauriol, alternandosi col btg. «Feltre».
Dal 1917 il «Val Cismon» ebbe una nuova compagnia (la 277a) e una seconda sezione mitragliatrici; dopo lavori difensivi in Val Vanoi, il battaglione ritornò sul Cauriol e poi nella regione dei Colli.
Respinto il nemico il 25 agosto, il «Val Cismon» ebbe l’ordine di ripiegare a causa della disfatta di Caporetto per cui, scesa la Val Vanoi, si portò al Passo del Broccon dove il 7 novembre gli austriaci ebbero una assai sgradita accoglienza.
Le cose andavano però male in altri settori e il battaglione venne fatto arretrare fino ad Arten per poi risalire la valle di Seren fino a Forcella Zira e Malga Zavatta per schierarsi sul Tomatico con altri reparti alpini; la cima venne occupata dagli austriaci l’1 dicembre e, dopo alterne fortune, riconquistata lo stesso giorno dalle penne nere che vi sacrificarono oltre venti morti tra i quali il trevigiano Cesare Manoni promosso capitano da poche ore, e più di cento feriti compresi il comandante di battaglione e tutti i capitani.
Il nemico si infiltrò però nelle linee laterali per cui il «Val Cismon» dovette lasciare il Tomatico e, attraverso la valle Schievenin, raggiungere il Grappa; il 25 novembre era in linea tra Col dell’Orso e la quota 1671 dei Solarolo assieme a reparti di Fanteria; quest’ultima posizione venne poi perduta e inutilmente riattaccata frontalmente per riconquistarla. Tentato lo accerchiamento, il Solarolo venne ripreso dopo una violenta lotta.
Il 26 novembre il «Val Cismon», accampato a Cason Boccaor, venne reintegrato con quattrocento bocie del ‘99; due settimane dopo il nemico bombardò con artiglierie ed aerei le postazioni del «Val Cismon» poste a sbarramento della Valle dell’Ornic, provocando la morte o il ferimento di oltre cento alpini.
Il 14 dicembre, reparti del battaglione salirono il Valderoa a riconquistare, in due giorni, la cima appena raggiunta dal nemico; i nostri dovettero poi riabbandonare la vetta a causa dell’intenso fuoco di artiglieria durato su tutto il fronte fino alla mattinata del successivo giorno 17 dicembre.
Gli assalti tedeschi ed austriaci, succedutisi per quattro giorni, non fecero però arretrare ulteriormente il «Val Cismon» che mantenne le posizioni sebbene ridotto a 230 uomini.

DAL GRAPPA ALLA VITTORIA
Dopo un periodo di riposo a Paderno d’Asolo, il 26 gennaio 1918 il battaglione «Val Cismon », necessariamente integrato nei quadri, ritornò in linea a quota 1671 fino a metà febbraio; risalì quindi i Solaroli con una nuova compagnia di mitragliatrici, passando poi sulla destra dell’Adige a far parte della 26° divisione e a presidio sulle pendici sud-est del monte Vignola, sui monte Cornale e a sbarramento del Chiesurone.
Il 14 maggio il battaglione fu a Doss Spirano e il giorno 28 diede il cambio all’«Arvenis» ai Doss Remit versante nord dell’Altissimo.
Il 3 agosto il «Val Cismon» appoggiò il 29° reparto d’assalto «Fiamme Verdi» nella conquista di Dosso Alto di Zures, presidiando la quota occupata e partendo poi per Magré di Schio.
La marcia riprese da Schio raggiungendo Fietta il 22 ottobre, Forcella Boccaor due giorni dopo, ammassandosi nei pressi di Cima Casonet e poi a Cason del Sole; il 25 ottobre il battaglione raggiunse Malga Solarolo attaccando con sensibili perdite la selletta dei Solaroli tra le quote 1672 e 1676.
L’attacco venne ripetuto il 26 ottobre con gravi perdite per il «Val Cismon» e per i difensori austriaci che il giorno successivo tentarono inutilmente di contrattaccare alcune posizioni.
Il giorno 28 il dimezzato «Val Cismon» si ammassò in Vallone delle More, nella zona del Boccaor e nei due giorni successivi venne reintegrato con i complementi.
Avvenne poi il crollo della resistenza nemica su tutti i fronti.
Il battaglione «Val Cismon» superò Val Calcino raggiungendo il Solarolo e Fontanasecca; l’1 novembre attraversò la Val Schievein e, per la valle di Seren, raggiunse la conca di Feltre nell’apoteosi della vittoria ormai conseguita.
Il Battaglione rimase mobilitato in Alto Adige e il 28 agosto 1919 venne sciolto a Bolzano.

NEL 1940 AL FRONTE OCCIDENTALE
Esattamente vent’anni dopo, il battaglione «Val Cismon» venne ricostituito a Feltre col Magg. Augusto Berti al comando e trasferito a Locana (valle dell’Orco) alla fine del mese di settembre del 1939 e successivamente a Cuorgné fino a dieci giorni prima della guerra,
Ai primi di giugno il battaglione entrò a far parte del raggruppamento da montagna «Levanna» del Gen. Girotti assieme ai ‘battaglioni «Intra» e «Val Brenta» ed il gruppo di artiglieria alpina «Val d’Orco», appostandosi a Viù in valle Stura.
Occupata la zona di frontiera sulla destra del Rocciamelone, il «Val Cismon» venne poi trasferito per ferrovia da Lanzo a Pré Saint Didier col compito di avanzare oltre il Piccolo S. Bernardo.
Le posizioni francesi vennero attaccate nella notte tra il 23 e il 24 giugno sotto un violento bombardamento che non impedì al «Val Cismon» di sfondare verso Villar e di occupare Séez,
Il battaglione era apprestato per spingersi verso il fondo della valle Isera, con meta Bourg Saint Maurice ma l’armistizio annullò l’azione.
Séez fu la località più avanzata dell’occupazione italiana in terra di Francia ed ivi sostarono i «veci» del «Val Cismon» fino al rientro a Feltre dove il 31 ottobre il battaglione venne sciolto per la seconda volta.

AL FRONTE GRECO-ALBANESE
Poco dopo, il 21 dicembre 1940, sempre al comando di Augusto Bertì, il battaglione «Val Cismon» venne ricostituito a Feltre partendo subito dopo per Taranto.
Il 14 gennaio 1941 il reparto giunse a Valona ed inoltrato immediatamente nella zona della Vojussa col Corpo d’Armata del Gen. Rossi e col compito di difendere dodici chilometri di crinale indifeso, tra le quote 1255, 1439 e 1620 del Trebescines.
L’impiego del battaglione ebbe notevole successo, malgrado la nebbia fittissima e l’indomita resistenza dei soldati greci.
E’ ormai noto che uno dei motivi determinanti del cattivo andamento della lotta in Albania fu rappresentato dalla difficoltà estrema dei rifornimenti in zona vastissima ed accidentata che costituiva, già per se stessa, un vantaggio sensibile per l’avversario.
Anche il battaglione «Val Cismon» ebbe a sostenere ripetuti combattimenti in simili condizioni; ciò malgrado si impadronì di sorpresa del Monte Groppa il 26 gennaio attestandosi a difesa contro l’irruenza greca.
Le perdite si fecero via via più sensibili: fra i molti cadde il nostro Giovanni Piovesana mentre anche il comandante del battaglione ebbe un ginocchio trapassato da una pallottola.
Il 4 marzo il ten. col. Attilio Actis Caporale assunse il comando del «Val Cismon» che aveva dovuto abbandonare alcune posizioni e che venne incorporato nella divisione «Sforzesca».
I combattimenti continuarono irruenti attorno alla quota 1178 del Trebescines più volte conquistata e perduta dalle due parti; alla nostra divisione era opposta la divisione «Creta» che rimase dissanguata nel tentativo di accerchiare il «Val Cismon» e gli altri reparti italiani.
L’1 marzo il provatissimo «Val Cismon» venne inserito nel gruppo alpino tattico «Signorini» assieme ai btg. «Bolzano» e «Cervino»; dopo la necessaria riorganizzazione, il gruppo alpino sostituì la «Julia» nella zona del Golico acquisendo anche il btg. «Susa».
Il 13 aprile il fronte si alleggerì notevolmente per l’azione italiana e tedesca in altri settori dello schieramento greco, cedendo poi sotto la rinnovata spinta della «Julia ».
Esaurito il proprio compito, il gruppo «Signorini» venne sciolto il 27 aprile e il «Val Cismon » fu destinato al 9° Reggimento Alpini col quale raggiunse Janina partecipando poi alla conquista dell’Epiro.
Dall’11 agosto al successivo 12 marzo 1942 il battaglione rimase nella zona di Nauplia rientrando poi in Italia per la via di Corinto.

IL CALVARIO RUSSO
Alla fine di aprile del 1942 il Battaglione «Val Cismon» si trovava ad Aidussina di dove partì il 13 agosto per la Russia giungendovi quando l’azione italo-tedesca cominciava a scricchiolare.
E’ quanto mai difficile elencare anche sinteticamente i fatti di Russia, pur limitandosi al «Val Cismon» il quale, appartenendo alla «Julia», visse con questa la pagina più dolorosa ma altrettanto eroica della propria storia.
Alla fine di settembre il comando del battaglione venne assunto dal capitano Stanislao Valenti e, fino a quel periodo, l’unità alpina non venne molto impegnata sul Don; l’1 novembre si trovava a Builowka e il 16 dicembre venne spostata in direzione di Selenji Yar (Deresowka) per tamponare, con tutto il resto della «Julia», il nemico diretto verso Rossosch.
Il «Val Cismon» giunse all’obbiettivo la sera del 23 dicembre prendendo immediato contatto con il nemico assieme all’«Aquila» e alla fanteria tedesca, tra le quote 166 e 205,6 che furono teatro dì impressionanti combattimenti.
I russi attaccarono presto la 265a compagnia a quota 166, dopo un intenso tiro di mortai ed armi automatiche; gli alpini assaltarono a bombe a mano e alla baionetta causando centinaia di morti; altro assalto venne contenuto con gravissima perdite da entrambe lo parti.
I russi riuscirono a raggiungere alcune posizioni che, con l’aiuto della 277a compagnia, il «Val Cismon» riprese inseguendo poi il nemico fino a Deresowka; ma ricominciarono presto gli assalti russi con l’appoggio di carri armati, determinando notevoli perdite al battaglione alpino che si riportò sulla originaria posizione in selletta.
Tralasciando d’intrattenerci sull’aggravarsi della situazione per l’inadeguatezza delle calzature e del vestiario, la scarsità del vitto, il cattivo funzionamento delle armi a causa del gelo, è opportuno ricordare che l’ultima fase della tragedia di Russia si svolse e si concluse in modo quasi uniforme per tutte le unità italiane che combatterono con tanto accanimento disperato da far considerare più che onorevole il cedimento all’incontenibile azione russa.
Il «Val Cismon» partecipò quindi con altre unità militari ai combattimenti fortunati del Natale 1942 e a quelli meno propizi del giorno successivo; ciò malgrado i sovietici non riuscivano ancora a scalzare la resistenza del battaglione alpino rimasto quasi senza ufficiali e con la truppa impoverita da notevoli perdite.
Cedettero prima i tedeschi i quali, lasciando sguarnito un fianco del «Val Cismon», permisero una flessione della nostra 265a compagnia, poi rimediata dalla 277a.
Fu necessario un tremendo bombardamento e l’assalto dei carri armati di medio tonnellaggio per far retrocedere di poco gli alpini, il 28 dicembre, i quali attendevano a piè fermo i carri immobilizzandone parecchi a colpi di bombe a mano.
Dopo un un’mmaginabile bombardamento, l’assalto russo pervenne a quota 166 il 30 dicembre mentre il successivo giorno anche i semoventi tedeschi non riuscirono a contrastare il nemico.
Il comando germanico ordinò allora l’arretramento delle linee, ma i soldati riuscirono ad avere altri successi parziali infliggendo perdite gravissime agli attaccanti.,
Il 2 gennaio 1943 venne concesso un po’ di riposo al «Val Cismon», di rincalzo all’8° Alpini, ma il giorno 14 la situazione si aggravò e il battaglione venne ributtato in prima linea; con un fianco scoperto, gli uomini del «Val Cismon» combatterono all’arma bianca e con bombe a mano.
Ormai mancavano armi e munizioni, l’artiglieria non esisteva più, l’aviazione non riusciva a sostenere l’azione dei reparti a terra ma il «Val Cismon», ridotto ad un pugno d’uomini, non abbandonò le posizioni se non dopo l’ordine superiore di ripiegamento in seguito all’insostenibilità su tutto il fronte.
Il giorno 17 gennaio il «Val Cismon» giunse a Tarnowka, iniziando poi la marcia lungo l’itinerario Mesonky, Siavianka, Annowka, Jvanskoje, Molk e Popowka; qui si verificò l’attacco dei russi, giunti da Rossosch, che provocò la creazione di due colonne in ritirata e gli alpini si trovarono immessi nelle due direttrici diverse.
Una parte, col comandante cap. Valenti, si indirizzò con alpini del «Vicenza» e dell’«Aquila» verso Kopanki ma vennero dispersi il 20 o 21 gennaio dopo furibondi combattimenti; il resto del battaglione, col cap. Mosetti che divenne comandante del battaglione, seguì la colonna tedesca verso Podnorgoje combattendo senza tregua contro carri armati, truppe regolari e partigiani e giungendo, pur con varie perdite, a Karpenkowo e poi a Koponoje e a Warwarowka ed infine a Nikolajewka.
I combattimenti più intensi si svolsero il 26 gennaio e questa battaglia vittoriosa meriterebbe una ampia descrizione che lo spazio non consente.
Basti ricordare che gli ultimi alpini del «Val Cismon» hanno contribuito a conseguire la vittoria a Nikolajewka contro un blocco nemico di mezzi e di uomini che ognuno riteneva insuperabile.
La marcia riprese poi per Uspenka, Nowyi Oskol, Troisk, Njegol e, dopo due giorni di sosta e di riorganizzazione, nuovamente a piedi per Bjelgorod, Tomarowka, Borisowka, Pisarewka, Maligrum, Sinkiw, Gradiatch, Sassulie e Romni.
La grande marcia di mille chilometri finì così, il 23 febbraio, dopo 37 giorni di combattimenti tra la neve, con quaranta gradi sotto zero.
I prodi del «Val Cismon» giunsero in Italia il 19 marzo 1943; il comando del battaglione venne assunto il 17 maggio dal Magg. Pietro Oliva e, in agosto, l’unità venne trasferita ad Aidussina di dove era partita un anno prima.
Poco dopo, l’8 settembre segnava la fine di quello che fu uno dei più gloriosi battaglioni alpini.

QUANTO DIEDE IL «VAL CISMON»
E’ sacrilego dare solo con approssimazione dei dati poiché si conoscono con discreta esattezza solo le perdite del battaglione nella «15-18» (11 ufficiali e 218 alpini morti; 32 uff. e 728 alpini feriti) e quelle di Russia (morti: 12 uff., 9 sottuff. e 250 alpini; feriti:
16 uff., 9 sottuff. e 500 alpini; dispersi: 10 uff., 15 sottuff. e 441 alpini; prigionieri 13 uff., 9 sottuff. e 325 alpini), ma la statistica del «Val Cismon» si può interpolare così: cinquemila gli appartenuti al battaglione nelle varie epoche, oltre mille morti, millecinquecento i feriti, quasi mille i prigionieri con una perdita quindi del cinquanta per cento.
Ma chi è stato contro il «Val Cismon» ha pagato in misura più che doppia.

Non saranno in molti, gli Alpini reduci del «Val Cismon », al raduno di Pieve di Soligo; rari saranno quelli della classe 1881 che costituì il primo nucleo, pochi anche quelli più giovani risparmiati dall’estremo dovere verso la Patria e che quello verso la famiglia ha disseminati nel mondo in cerca di lavoro.
Ma a Pieve di Soligo, ove idealmente il glorioso «Val Cismon » si ricostituisce, i morti e i lontani verranno ricordati; ridda di nomi che la storia ufficiale ricorda: Palatini, Feruglio, Colognese, Forlin, Durigan, Piazza, Faccin, De Cet, Don Papini, Don Santini, Borla, Piovesana, Castagna, Barbi, Rasi, Zampol ed infine de Paoli, Ribul, Foghini, Monteneri, Boshis,  Bevilacqua, Gariboldi, Visioli, Agacci, Fabrini, Zanetti, Assanelli, Andrizzi, Tognato, Murez, De Rocchis, Fachin, Corvìno, Largura, Soma, Grosso, De Cassan, Smit, Luciani, Bona, Reolon, Santamaria, Zancanaro e Cassandro, oltre a quelli già ricordati e alle sei medaglie d’oro del battaglione le cui motivazioni vengono riportate a parte.
Nomi infine che son impressi nel cuore dei compagni di battaglia e il cui eroismo non venne premiato da una decorazione per le impossibilità testimoniali dei tragici momenti; nomi soprattutto di tutti coloro che non sono tornati e il cui sangue profuso nelle Alpi, in Albania e Russia è servito soprattutto a renderci un po’ più buoni.


MEDAGLIA DI BRONZO A V. M.
Al reggimento: «Per il valore, la tenacia, e la saldezza di cui dette prova il battaglione «Val Cismon» opponendosi fieramente, sul massiccio del Grappa, all’avanzata di soverchianti forze nemiche. (Monte Tomatico, Monte Solarolo, Monte Valderoa, 14 novembre - 1-18 dicembre 1917)».

MEDAGLIA D’ ARGENTO A V. M.
Al reggimento per il battaglione «Val Cismon»: «Impiegato in zona di alta montagna, in combattimenti aspri e continui, dava ovunque prova di mirabile ardimento, tenacia e superbo slancio, conquistando importanti posizioni, infliggendo al nemico gravi perdite ed offrendo con fierezza largo contributo di sangue. Confermava, per tutta la durata della campagna, le gloriose tradizioni degli alpini d’Italia. (Fronte greco, 17 gennaio – 23 aprile 1941)».

MEDAGLIA D’ORO ALPINO ZIL1OTTO ANGELO da Paderno del Grappa (Treviso), del Battaglione «Val Cismon»:
«Fiero alpino portaordini emerge in ogni fronte, sempre eroico e generoso. In Russia, in rischiosa azione, sopravanzando, malgrado ordini di prudenza, un nostro carro armato, si slancia, unico superstite, contro munita posizione e malgrado forte reazione nemica e ferite multiple ne ha ragione e cattura armi e materiali. In altra occasione, con l’ascendente del noto valore, mantiene un tratto di linee privo di superiori caduti e guida i superstiti in intelligente ripiegamento più volte ordinato. Nella steppa gelata si priva generosamente di indumenti e viveri per soccorrere un superiore caduto e minacciato di cattura. Sdegnoso di turni, di anzianità, si offre sempre e reclama per sé le azioni più audaci e pericolose. Magnifico campione di nostra razza montanara. Selenji Yar - Nowa Gusevizza (fronte russo), 27 dicembre 1942 - 10 febbraio 1943».

MEDAGLIA D’ORO TEN. CAPP. BREVI DON GIOVANNI da Bergamo, del Battaglione «Val Cismon»:
«Apostolo della fede, martire del patriottismo, in ogni situazione, in ogni momento si offriva e si prodigava in favore dei bisognosi, noncurante della sua stessa persona. Sacerdote caritatevole ed illuminato, infermiere premuroso ed amorevole, curava generosamente gli infetti di mortali epidemie. Intransigente patriota, con adamantina fierezza, affrontava pericoli e disagi, senza mai piegarsi a lusinghe e minacce. Di fronte ai doveri ed alla dignità di soldato e di italiano preferiva affrontare sofferenze e il pericolo di morte pur di non cedere. Eroicamente guadagnava il martirio ai lavori forzati. Esempio sublime di pura fede e di quanto possa un apostolo di Cristo e un soldato della Patria. Fronte russo . Prigionia di Russia 1942 - 1954».

MEDAGLIA D’ORO SOTTOTEN. GAMBA FAUSTO da Brescia,
del Battaglione «Val Cismon»:
«Comandante di plotone fucilieri, avuto l’ordine di contrattaccare
un forte nucleo nemico, soverchiante di forze e di mezzi, infiltratosi nelle nostre linee, con magnifico slancio ed aggressività, con perizia ed audacia riusciva in un primo tempo ad arginare l’irruenza del nemico, permettendo così al proprio comandante di compagnia, di operare sul fianco del nemico stesso. Ferito una prima volta gravemente da scheggia di mortaio, rimaneva sul posto, continuando ad incitare con l’esempio e la parola i propri alpini, trascinandoli poi al contrattacco con tale slancio, che il nemico vinto dall’impeto di quel pugno di uomini, desisteva dalla lotta. Ferito una seconda volta da pallottola, che gli paralizzava gli arti inferiori, rifiutava ancora qualsiasi soccorso e permetteva ai suoi alpini di portarlo al posto di medicazione, solo quando vedeva il nemico in fuga. Trasportato all’ospedale, manteneva stoico contegno. Conscio dell’imminente fine, manifestava il suo orgoglio per il dovere compiuto fino al sacrificio supremo. Fronte russo, 24 dicembre 1942».

MEDAGLIA D’ORO ALPINO TOIGO GIUSEPPE da Arten di Fonzaso (Belluno), del Battaglione «Val Cismon»:
«Ritornato dalla Francia per combattere nell’Esercito Italiano, sempre presente nelle azioni più rischiose, per ben tre volte rientrava nelle nostre linee ferito e rifiutava di essere ricoverato accontentandosi della semplice medicazione.
Durante un preponderante attacco nemico, fattosi legare con una mitragliatrice, allo scoperta, sullo scafo di un carro armato al fine di aumentarne la potenza di fuoco, contribuiva efficacemente a stroncare l’avanzata delle masse avversarie. Rientrato dall’azione veniva raggiunto da un colpo di mortaio che lo lasciava gravemente ferito agli occhi e ad una mano. Fulgido esempio di eroismo e profondo attaccamento alla Patria. Seienji - Yar - Nowa Gusevizza (fronte russo), 27 dicembre 1942».

MEDAGLIA D’ ORO SOTTOTEN. CANTELE ANTONIO da Villanova di Camposampiero (Padova), del Battaglione «Val Cismon»:
«Comandante di plotone nel corso di cruenta lotta contro agguerrite preponderanti forze, pur col braccio perforato da pallottola, contrassaltava vittoriosamente alla testa dei suoi alpini. Ricoverato in ospedale da campo ne usciva dopo pochi giorni, non ancora guarito, per tornare al suo reparto che sapeva duramente provato e impegnato. Incurante di nuova ferita rifiutava ogni soccorso e in violenti combattimenti sulla neve, intesi ad aprirsi un varco tra il nemico accerchiante, coronava con l’estremo sacrificio le fulgide ripetute prove di eccezionale ardimento, di eroismo e stoica fermezza d’animo. Fronte russo, 30 dicembre - 20 gennaio 1943».

MEDAGLIA D’ORO CAP. BERTOLOTT1 LUCIANO da Trigolo (Crema), del Battaglione «Val Cismon»:
«Valoroso reduce di altri fronti, assunto il comando nella 264a del «Val Cismon», si impone alla generale considerazione: per spiccate capacità organizzativa e direttiva, indomito spirito combattivo, assoluta dedizione al dovere. Con mezzi inadeguati e in precarie condizioni ambientali, affronta con stoica fermezza, l’aggressività di preponderanti agguerrite forze. In tragiche alterne vicende belliche culminanti nel tempo e nello spazio in vigorose offensive, in sanguinose resistenze protratte con inflessibile tenacia fino all’arma bianca, in tormentosi ripiegamenti compiuti sotto la pressione incalzante di implacabile nemico, riesce sempre ed ovunque ad alimentare con il suo eroico esempio leggendarie reazioni, primo tra i suoi alpini che lo seguono, benché sfiniti, affascinati da tanta potenza trascinatrice che li guida, in più riprese, a insperati, concreti successi. Delineatasi la crisi: decimato con scarse munizioni e viveri, quando ormai tutto crolla inesorabilmente attorno a lui e non dispone che di un pugno di valorosi superstiti, si impegna in titanica cruenta lotta a corpo a corpo e, fuso ad essi, scompare nella furibonda mischia, simbolo di sovrumane virtù militari. Fiero alpino, ha perpetuato le glorie dei Corpo e le gesta del padre e del fratello caduti combattendo per la grandezza della Patria. Fronte russo, 24 dicembre - 21 gennaio 1943».