SAN PIETRO DI FELETTO

A Feletto tra il VII ed VIII secolo era esistente una chiesa, attorno alla quale prendeva consistenza una comunità, posta sotto il patrocinio del principe degli Apostoli, che si chiamò Pieve di S. Pietro di Feletto. La pieve si allargava su una superficie di poco inferiore ai 50kmq. I fedeli del Feletto, Formeniga, Collalbrigo e Refrontolo facevano capo alla Chiesa di S. Pietro. Da Conegliano si arrivava per la strada che partendo dal Castello, per la stretta Porta Ser Belle, procede verso Costa e la Guizza, percorso oggi battezzato "strada del vino bianco".
Nell'anno 1665, il patrizio veneto Alvise Canal, fece dono alla compagnia degli eremiti di S. Romualdo (i Camaldolesi di Monte Corona) della più amena altura che si trovava entro l'antichissima Pieve di S. Pietro, colle Capriolo.
Feletto deriva dal latino "felix-icis", o meglio da "felicetus", luogo ove abbondano le felci.
La zona era un tempo ricoperta da boschi di piante d'alto fusto: faggi, castani, roveri (riservati per l'arsenale di Venezia), ontani, aceri, betulle.
Il vino, veramente pregiato, fu chiesto alla mensa dei Dogi, dai re di Boemia e di Polonia.
Papa Giovanni XXIII, da patriarca della città di S. Marco, si portava volentieri alla sua rustica di S. Pietro di Feletto.

San Pietro di Feletto divenne matrice delle parrocchie di:
Formeniga (seconda metà del sec. XV)
Collalbrigo (inizio del sec. XVI)
S. Maria di Feletto ( inizio del sec. XVI)
Refrontolo (metà del sec. XVI)
Questo smembramento dal sec. XVI rimase intatto fino al 1935, quando alla morte dell'Arciprete e Vicario Foraneo Mons. Giovanni Casagrande, fu deciso di frazionarlo in tre parrocchie e si ebbe:

Rua,  dal 1830, nella Chiesa di S. Maria Assunta, già dell'Eremo Camaldolese, detto di "Colle Capriolo", era stata trasferita la sede della Pieve, perché più centrale e più comoda. A quella Chiesa furono conferiti, con Decreto del vescovo di Ceneda, Mons. Squarcina, in data 4 giugno 1830 i privilegi e le prerogative esistenti in quella di San Pietro.
Bagnolo, in antico, si chiamava anche Santa Pasqua, e qui fin dall'ultimo decennio del XV secolo si ricorda la chiesetta campestre di Santa Maria in Betlem, la cui festività è celebrata il giorno dell'Epifania. Da anni abbandonata, essa fu demolita nel 1956, perché già costruita l'attuale, più capace, e sotto lo stesso titolo.
San Pietro, dal 1830, popolarmente chiamato "vecchio", dal 1935 la Chiesa dell'antica Pieve è la sede della nuova parrocchia.
Qualche modifica si verificò nel tempo anche nelle parrocchie filiali:
Collalbrigo cedette nel 1929 parte del suo territorio a S. Rocco di Conegliano, nel 1955 ne cedette un'altra parte alla nuova parrocchia di S. Pio X, e nel 1960 si staccò la parrocchia di Parè.
S. Maria di Feletto
nel 1949 cedette un po' del suo territorio alla parrocchia di nuova erezione di S. Giuseppe di Crevada, e nel 1951 restrinse ancora i suoi confini quando divenne parrocchia anche S. Michele
Bagnolo
fu privato di quella porzione di territorio vicino alla nuova parrocchia dell'Immacolata di Lourdes (1/9/1950)
La Pieve di San Pietro di Feletto, assume la attuali forme nel XII secolo, come risultato di vari adattamenti.
Nella Pieve, oltre ai dipinti di un certo valore, troviamo l'organo De Lorenzi, costruito nel lontano 1860.
Isolato il campanile romanico, con cuspide del XVI secolo, sul modello di quello di Aquileia.
L'insieme delle pitture, interne ed esterne rischiò di scomparire quando nel 1625, il vescovo Leonardo Mocenigo invitava il parroco di San Pietro di Feletto a rivedere con diligenza insieme con qualche persona pia e pratica tutte le pitture della chiesa, e a levare levata via quella figura che fuori della chiesa sotto il portico era chiamata dai contadini la Domenica" (vedi foto)
L'intera Chiesa rischiò di scomparire il 29 giugno 1873, quando un tremendo terremoto seppellì sotto le travi e il pietrame del tetto 38 fedeli raccolti in preghiera.
Anche gli affreschi subirono l'offesa della natura. 


Nativitas Domini (affresco) - Millenaria Pieve di San Pietro di Feletto

Raffigurazione del Cristo in tunica crociata, alto quasi due metri, contornato da strumenti ed attrezzi di vari mestieri. (porticato della Chiesa)
Si nota una raggiera di zampilli rossi che saldano gli arnesi di lavoro con altrettante piaghe aperte sul corpo del Salvatore. Ferite causate dal mancato rispetto del giorno del Signore (3° comandamento). Ci sono le forbici da tosatura, una mano che snocciola denari, boccette di unguenti, buoi all'aratro, calzature, l'asino da soma, polli allo spiedo, n cesto d'uova, esibito da una donna, insieme ad un paio di polli vivi legati per le zampe, un richiamo per la caccia, la balestra che arma il soldato, falci e rastrelli, fuso e rocca della filatrice, la ruota del carraio, la pala da forno, boccale dell'oste e barilotto del bottaio, arnesi da tessitura, incudine, martello e tenaglia del fabbro e del maniscalco. Sono poi presenti tutti i mestieri della tradizione non solo contadina e artigiana, ma anche medici e osti, cuochi e armaioli, mercanti e banchieri. Nel basso a sinistra vi è una coppia a letto, teneramente rivolti l'uno verso l'altro: una sollecitazione alla castità, perché nel giorno del Signore ogni azione deve essere rivolta a onorare e celebrare la risurrezione del Cristo.

 

 

Gruppo Alpini San Pietro di Feletto